Wii U, flop di vendite e si pensa al taglio del prezzo

di Marco Commenta

La Wii U non sta andando come si sperava. Dopo il normale boom di vendite del periodo natalizio, di poco inferiore rispetto alle attese, quando ormai Babbo Natale se n’è tornato in Lapponia, ha lasciato nei negozi migliaia e migliaia di console. Dire che Nintendo è disperata è dire poco. Nel mese di gennaio infatti l’obiettivo era di superare le 100 mila copie vendute in tutto il mondo (un calo fisiologico dopo il mezzo milione di dicembre), ed invece i numeri sono stati impietosi: le vendite sono state meno della metà.

Si può dare la colpa alla crisi ed al fatto che dopo Natale storicamente le vendite calano, d’accordo, ma allora perché Xbox 360 (che teoricamente sarebbe alla fine della sua vita) è riuscita a piazzare 281 mila copie della console solo negli Stati Uniti? Evidentemente il problema riguarda la piattaforma e non la situazione economica generale. Alla gente la Wii U non sembra piacere più di tanto, e la colpa non è tanto dell’hardware o del marchio Nintendo, ma forse dei giochi, molto meno appetibili di quelli usciti su Xbox e PlayStation, e forse anche del prezzo.

Per questo motivo si sta pensando di abbassare il listino per sperare che avvenga lo stesso fenomeno accaduto con il Nintendo 3DS che appena uscito era rimasto sugli scaffali dei rivenditori, ma appena il prezzo si è abbassato è diventato una delle console portatili più vendute al mondo. Grainger Gamers ha dichiarato

un taglio di prezzo sulla console o magari un bundle estremamente competitivo, tali da incoraggiare i consumatori all’acquisto, sarebbero ideali.

Gli fa eco Xbite che afferma come il prezzo sia troppo alto per competere, e potrebbero aiutare anche delle killer app. L’ideale sarebbe inventarsi qualcosa di originale ed abbassare il prezzo per il periodo di Pasqua in cui, solitamente, le vendite riprendono a crescere. Dopotutto se già oggi Wii U vende poco, tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo, quando usciranno Xbox 720 e PlayStation 4, la crisi potrebbe diventare nerissima.

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