Single-player a rischio? Forse a preoccuparsi dev’essere il multiplayer

di Marco Commenta

Con il boom dell’attuale generazione delle modalità multiplayer qualcuno, sperando di essere buon profeta, ha immaginato che in futuro i videogiochi single player potessero sparire. E per un po’ qualcuno gli ha dato anche ragione, realizzando videogiochi in single e multiplayer, ma potenziando molto di più la modalità social. Addirittura, con le console next-gen, si era persino pensato che alcuni videogiochi venissero realizzati esclusivamente in multiplayer (come per esempio SimCity). Osservando i freddi numeri però sembra che la storia sia molto diversa.

Sarà che all’inizio dell’attuale generazione di console c’era molto entusiasmo per il fatto che su Xbox 360 e PlayStation 3 si potesse giocare connessi ad internet, ma fatto sta che nel 2006 i videogiochi realizzati solo con il single player erano appena il 28%. Di contro più della metà aveva una modalità multiplayer offline (58%), mentre la maggior parte aveva tutte e tre le modalità (67%). Guardando questi dati in effetti si poteva pensare che il single player fosse in via di estinzione. Sei anni dopo però la storia è cambiata.

I dati del 2012 infatti raccontano che i videogiochi esclusivamente single player sono quasi raddoppiati (41%), ed hanno raggiunto i giochi che invece hanno il multiplayer online (42%). In calo anche i giochi con il multiplayer solo offline che si attestano al 44%. Ma com’è possibile questa inversione di tendenza? Lo spiega Harvey Smith, co-director di Dishonored, uno dei videogiochi di maggior successo della passata stagione e soprattutto uno di quelli senza il multiplayer:

Ogni volta che qualcuno annuncia la morte del single-player, arriva qualcosa come The Sims o BioShock Infinite e fa cose completamente diverse. Finora non abbiamo ancora toccato il limite. Non è che i fan di DOTA comprano solo DOTA e non giocano Skyrim, o comprano Dishonored e perciò non comprano Madden. Penso ci siano un paio di diversi tipi di audience.

La realtà, come sempre, sta nel mezzo. C’è a chi piace gustarsi un’avventura in solitaria, ma poi comprare un FIFA o un Call of Duty e sfidare utenti reali. Dopotutto una cosa non esclude l’altra, ed è come la storia delle tv che avrebbero dovuto sostiuire i giornali. Perché non possono esistere entrambi?

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